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SOFT ACADEMY I

L’avvento dell’informatica distribuita nell’Internet, ha portato la scienza da sperimentale a diventare sempre più simulativa, ha fatto diventare le merci e le forme d’uso un prodotto ubiquo, ha implicato la fine dei sistemi normativi unici, ha portato la cultura e l’economia umana ad accelerare l’innovazione, ha innescato un’accelerazione estetica oltre le capacità standard di comprensione del corpo sociale. Tutto ciò si traduce in una complessità che le professioni tradizionali non sembrano essere in grado di gestire e implica una compressione dei piani della ricerca, produzione e comunicazione, che rende arretrata la classica separazione tra prodotto, comunicazione, catalogazione e archiviazione.

In questo scenario l’industria inizia ad avvertire la necessità di sviluppare una propria poetica efficace, in modo da avere ricadute in modi differenti ma interconnessi sulle mille facce che compongono un prodotto, che ­- qualsiasi esso sia — si struttura così all’interno di una propria rete narrativa, che lo genera come già potenzialmente raccontabile all’infinito. Si è avviata una fase dell’industrializzazione, in cui, resa stabile la facilità produttiva, è l’arte a fare la differenza.

In questo scenario il design assume forme ipertinenti: oggi per ottenere anche un livello iniziale di conoscenza, è necessario avere a che fare con molti differenti argomenti, ibridando i campi umanistici e tecnologici, scientifici e artistici. Questo porta a un nuovo modello antropologico, che è contemporaneamente un nodo di una rete connettiva di intelligenze e il singolo recipiente di una conoscenza multidisciplinare. In questo scenario si fa strada un modello formativo, che un gruppo di docenti, ricercatori, professori, designer, imprenditori, registi, narratori, me compreso, hanno proposto nell’Accademia Media Film Arti Visive a Roma.

Un dispositivo di formazione che è SOFT perché è «morbido», «tenero», «leggero», come il pensiero che appunto ne è al centro e che opera per attivare il WARE, ovvero le «merci», gli «articoli», i «prodotti», le «mercanzie». Un dispositivo di formazione superiore vincolato dall’innovazione ad agire una perenne ricerca; ovvero una ‘Accademia di Ricerca’ che recupera il “futuro del classico” (visto come sede di un sempre comunque nuovo pensiero teorico-critico) secondo la logica per la quale nelle epoche di grande accelerazione tecnologica quello che conta è saper adattare il proprio pensare, in modo da prefigurare e anticipare scenari e cambiamenti e quindi saper consapevolizzare le migliori strategie di configurazione necessarie per l’innovazione.

La componente intesa come parte SOFT utilizza quindi il pensiero teorico-critico (la filosofia, i media studies, l’antropologia della tecnica,…) per avere strumenti operativi. Utilizza massicciamente la creatività (l’arte) identificata come dispositivo critico in grado di agire fuori dalle verità depositate. Il processo artistico, letto in chiave moderna, consiste nel porsi al di fuori dei significati riconosciuti e quindi passati, risiede nello sforzo (e nel coraggio) di sporgersi oltre le conoscenze riconosciute, i punti di vista dati, gli accountings di un passato-presente che deve invece farsi presente-futuro. Nel comprendere che il trasformarsi in dispositivo di ricerca del proprio fare, è uno dei pivot dell’homo faber del terzo millennio.

E’ questa la SOFT ACADEMY che vuole essere un omoeostato culturale secondo la regola: ‘quando la società è conservatirice l’Accademia deve essere innovativa e quando la società è innovativa l’Accademia deve essere conservatrice’. Non ha Direzione Artistico/Scientifica per come il moderno l’ha codificata, ovvero indirizzata secondo linee rigide, ma pratica una ricerca aperta in cui ogni docente segue il suo personale interesse in un continuo browsing dell’innovazione in cui la somma delle parti è maggiore del tutto. Non è direzione della ricerca ma controllo del processo della ricerca da parte del Direttore Accademico, il quale diventa ‘primus inter pares’ e garante della correttezza di un processo che deve necessariamente essere serio ed elegante; ovvero mantenere l’oggettività e la semplicità per poter fungere da connessione tra approcci umanistici, scientifici e tecnologici. Laddove per ‘studi umanistici’ è compresa l’arte e la filosofia, ovvero il pensare critico e il progettare consapevole.

Lo studente contemporaneo vive immerso in un ambiente aumentato dalle reti, reagendo costantemente a un’estensione delle sue capacità cerebrali generate dagli strumenti digitali connessi. Elemento decisivo della nuova cultura digitale è proprio l’“ipertinenza”: la nuova capacità, permessa da strumenti digitali che si trovano fuori dalla nostra testa. La SOFT ACADEMY nasce con l’intento di formare il massimo attore dell’ipertinenza contemporanea: un architetto e designer dei media contemporanei, un “media designer”, che possiede una capacità, oggi preziosissima di costruire e strutturare reti e “sinfonie” multimediali. Laddove per media si intende qualsiasi estensione del corpo e della mente, è tutto cio’ che nasce dall’uomo e dalla donna ed è, conseguentemente, sua estensione. E’ il modello di relazione capace di fare da tramite tra l’uomo e l’ambiente nelle sue varie esperienze: scrittura, carta stampata, radiotelevisione, internet ma anche idee, concetti, opere di design e strutture di pensiero.

La SOFT ACADEMY mette al centro del suo fare formazione e ricerca il medium/media quindi e vuole porsi come modello sperimentale sempre e comunque nuovo (Always Already New) di una svolta formativa messa recentemente in luce dal fondatore del MediaLab del MIT, Nicholas Negroponte, che sottolinea come il modello formativo delle business school, e di molte scuole disciplinari in genere, sia entrato in una fase discendente, lasciando spazio alle art school. In un mondo in cui le necessità operative sono assolte dall’automatizzazione, ciò di cui si avverte il bisogno è la capacità di produrre sistemi multimediali e multitecnologici che non si chiudano nei processi automatici di sé stessi ma che si realizzino nella comprensione del loro agire e del loro mutare. E l’arte è appunto, secondo un’interpretazione neowittgensteiniana, un sistema aperto (The Role of Theory in Aesthetics 1956. Morris Weitz).

Un dispositivo formativo siffatto è un dispositivo di alta formazione molto più vicino all’impresa e al lavoro, così come all’innovazione, rispetto all’università tradizionale; La SOFT ACADEMY si configura come un territorio aperto (grazie al metodo/processo e all’utilizzo dell’arte) che oggi recupera la pratica artistica in quanto dispositivo di conoscenza meglio adatto al contemporaneo.

Le esigenze della società e l’esperienza della creazione del prodotto sono fondamentali oggi: l’industria sta trasformando i prodotti in esperienze. La Apple in un periodo in cui tutto era funzionalità pura lancia le forme d’uso e vince su un mercato che la stava abbandonando. L’arte riapre il significato, essa è premessa della scienza, riapre i significati e poi li richiude. La scienza dà delle risposte a delle domande aperte dall’arte.

Bisogna formare un interprete del nuovo millennio, un attore iper­tinente della multimedialità. Una figura che occupi posizioni di responsabilità, tanto nei processi produttivi che nel mondo delle aziende. Avrà una funzione analoga, ma più precisa, di quella che è stata la figura del Chief Information Officer, si occuperà di R&D. In questo compito sarà chiamato a dare un significato nuovo alla sua creatività. Che diviene, oggi, capitale umano e innovativo di inestimabile valore, attraverso l’arte vista come pratica di consapevolezza.

E’ su questi pensieri che nasce la discussione e ricerca su la SOFT ACADEMY, un organismo ecologico di ricerca e formazione, a Roma alla AMFAV.