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PANORAMA di Tommaso Pincio

“Mai, la parola chiave è mai.” Così è l’incipit di Panorama, l’ultimo romanzo di Tommaso Pincio pubblicato da NN Editore nella collana Viceversa (2015). E’ un libro implicato da una sofisticata prosa che, come prefigurò il critico letterario Marshall McLuhan, ci ricorda che “mai” la carta stampata verrà completamente sostituita da quella dei monitor. Pincio utilizza un incipit potente: “Esistesse ancora un mondo dei libri, una comunità letteraria o qualcosa che gli somigli, esistessimo ancora noi come eravamo un tempo, con la nostra ingenua e arida fede nella letteratura, oggi quei messaggi sarebbero oggetto di studio, di riflessione.” Eppure il libro non è un museo bensì parla di un social media, chiamato Panorama, dove avviene e si compie il fatto dell’innamoramento, seppur virtuale. Ma l’interessante è come il libro stesso viene trasformato in testimonianza emblematica della condizione umana attuale, fondata su STRATIFICAZIONI di media, concrezioni di tendenze dei dispositivi, sfumature delle comunicazioni che appunto creano e rimodulano incessantemente una differenza e un sempre e comunque nuovo che ci osserva sfidandoci nell’aggiornamento di questa stessa umanità. I quattro anni di messaggi del protagonista con l’avatar di una bellissima donna descrivono lo sprofondamento nelle sabbie mobili dei cosiddetti social, non per gradi ma attraverso un passaggio diretto dalla televisione: “Panorama; un po’ come saltare dalla pittura al cinema senza transitare per la fase intermedia della fotografia.” Una forma di comunicazione “in bilico tra un lungo telegramma e una telefonata”, perché la scrittura come l’abbiamo sempre intesa è stata soppiantata dalla cosa fluida che ci ha irretito: una “connessione istantanea e costante a un magma di presenze e informazioni” in cui Lei, il personaggio retorico, è la pulsione che conta, e per la quale la cosa fluida è il tramite per un intero Internet che diventa la ragazza dei nostri pensieri. Una megamacchina rinnovata nel desiderio di una sessualità, di una possessione, di un potere esternalizzato dalla punta delle dita in pochi e semplici click. Ed è qui nel pieno della fascinazione ipnotica della rimediazione di Pincio, che avviene un viceversa: l’internet nel libro diventa il libro nell’internet. E di colpo ci svegliamo il riflettore torna puntato sugli scrittori, “sono loro ad essere intervistati, è a loro che si chiedono pareri su qualunque cosa…” Ecco che il romanzo trascende il suo narrare e diventa un potente dispositivo di analisi che dice che no non cambieremo come mai siamo cambiati ma ci sofisticheremo come sempre abbiamo fatto. Non è una cultura digitale bensì un nuovo avvento di una sempre più netta distinzione tra cultura alta e cultura bassa, la società grazie ai social media e alla comunicazione da essi implicata si stratifica e fa finire la presunta modernità dell’eguaglianza. Panorama testimonia di questo avverarsi attraverso la corretta prosa italiana: l’avanzare definitivo di concetti, visioni e poetiche di un Tommaso Pincio adatto solo a una umanità in grado di maneggiare codici complessi. Panorama testimonia proprio di come la rete al posto di esprimersi come un medium connettivo che produce un abbraccio ecumenico, sia mezzo di una differenza tra classi di cultura, tra chi sa leggere e interpretare e chi è analfabeta funzionale (il 47% degli italiani, secondo l‘OCSE, 2015). Panorama è un’opera per menti educate a un pensiero sofisticato, è letteratura che osserva (dall’alto) quel volgo (del basso) che viene prodotto quotidianamente dalle reti. La rete ha bisogno di un pubblico di “ombre nel vuoto”, il libro fa diventare queste ombre persone e richiede lo sforzo di capire e comprendere il contenuto, in Panorama rappresentato da Lei, l’oggetto del desiderio. Racconto quindi che “non cerca veramente il nuovo, il diverso, l’inaspettato” perché “tale è la potenza della somiglianza che ogni qualvolta ci imbattiamo in una sua manifestazione, vi attribuiamo più o meno irraginevolmente un significato” ma recupera un modello di umano classico, potente, reale e contemporaneo, infatti alla letteratura viene riconosciuta (ancora) tanta importanza malgrado la sua scarsa utilità proprio perché ciò che si dice di un uomo (e una donna), conta, in fin dei conti, più delle sue azioni. Il modello del punta e clicca funziona per il volgo telematico ma bisogna osservare anche che capire e comprendere sono anch’essi legati al medium e sono (essi stessi) la testimonianza di umanità.